| PRESENTATO L'ULTIMO
LIBRO DI GIULIO MAURI
I CICLISTI LARIANI PROFESSIONISTI
CAMPIONE D'ITALIA Nell'atmosfera partciolare del
nuovo Casinò di Campione d'Italia è
stato presentato giovedì scorso (alle 18)
il libro scritto dal canturino Giulio Mauri su
I Ciclisti Lariani Professionisti. C'erano alcuni
atleti (come Gabriele Bosisio e Fabio Negri) e
tanti ex (Alberto Elli, Cristiano Frattini, Ruggero
Borghi, Lorenzo Di Silvestro e tanti altri) alla
presentazione. Di formato A4 consta di 296 pagine
con circa 250 fotografie, di cui due terzi a colore.
Trattasi di un volume che si legge tutto d'un
fiato per la varietà degli argomenti trattati,
il rapporto fra ciclismo comasco e ticinese, le
112 schede sui professionisti di Como e Lecco,
la storia degli arrivi del Giro d'Italia e le
partenze sia a Como che a Lecco. Gabriele Valentini
redattore dello sport del quotidiano La Provincia
ha steso una recensione sul volume stesso e precisa:
"Il territorio lariano, oggi diviso tra le
province di Como e Lecco, è stato storicamente
un terreno fertile per il ciclismo. Una storia
lunga che data dalla stessa fondazione della Federazione
ciclistica italiana avvenuta proprio a Como.
In questo contesto, però, mancava un'opera
che cercasse, nei limiti del possibile, di fare
a ritroso la storia dell'élite del nostro
ciclismo, vale a dire i professionisti. Una categoria
oggi ben definita ma che nel passato aveva contorni
più sfumati e che sicuramente ha reso la
ricerca molto difficile.
Però la pazienza di Giulio Mauri, il lavoro
di ricerca è durato quasi tre anni, ha
saputo tirar fuori tutta una serie di nomi e di
episodi, soprattutto dell'anteguerra, che altrimenti
sarebbero stati destinati all'oblìo.
Per molti corridori invece, quelli dagli anni
'50 in poi, Mauri parla per conoscenza diretta,
dato che fin da giovanissimo, nella sua carriera
di pubblicista sportivo, ha seguìto, fra
i tanti sport, soprattutto il ciclismo.
Tra di loro non ce n'è uno che non sia
passato, al termine di una corsa, davanti al suo
taccuino, non solo per le solite domande di fine
gara. L'intervista di Mauri, come spesso ho avuto
occasione di constatare, spesso spaziava su tanti
argomenti e per la sua competenza non lesinava
consigli agli stessi corridori proponendo la sua
visione della corsa dalla postazione privilegiata
della vettura stampa.
Così Mauri ha deciso di mettere in questo
volume gran parte di quanto raccolto in questi
decenni, non solo in forma didascalica ma anche
di racconto diretto, con la ripresa di molti articoli
da lui scritti nel corso degli anni.
Interessantissimi sono poi i ritratti più
brevi, quelli di quei corridori, sconosciuti o
quasi, che hanno corso negli anni '20 e '30. Alzi
la mano chi ha mai sentito parlare, per esempio,
di Pierino Argentieri (78° alla Milano-Sanremo
del 1934) o di Giuseppe Joseph Berrini (3°
alla Marsiglia-Tolone-Marsiglia del 1942).
Un'opera sicuramente "di peso", quasi
trecento pagine, che non dimentica, oltre all'obiettivo
principale, anche altri dati interessanti ad esempio
gli albi d'oro di premi come l'Impronta sportiva
o il Superallievo e che ha nel supporto fotografico
forse la parte che sarà più apprezzata
dagli appassionati con molte immagini inedite
fornite direttamente dagli atleti".
Il volume (costo contenuto in 25 €) è
già in vendita presso la Libreria Libux
a Cantù e dal 1° novembre sarà
in vendita anche presso:
COMOBIKE - Via A. Grandi, 15 Galleria Via Milano,
228 22100 Como Tel. 031-26.30.25
FAUSTO STIZ - Via Bossi, 17/a 6530 Chiasso (Svizzera)
Tel 0041.19.16835932
PHOTOREP di LUISA CALDERA Via Roma, 15 Cabiate
MUSEO DEL CICLISMO GHISALLO Via Gino Bartali
- Magreglio
SANTUARIO MADONNA DEL GHISALLO Via Gino Bartali
- Magreglio
AL NUOVO CASINO' DI CAMPIONE D'ITALIA
SI PRESENTA UNA PAGINA DI CICLISMO
CAMPIONE D'ITALIA E' fissata per questo giovedì
(23.10) alle 18, presso la sala del Ristorante
Seven (7° piano), al Nuovo Casinò di
Campione d'Italia la presentazione del libro "I
Ciclisti Lariani (Como e Lecco) Professionisti"
scritto dal canturino Giulio Mauri. In 296 pagine
con circa 250 fotografie (un terzo bianconero)
sono elencate le figure di 112 professionisti
lariani, più altri due (Fabio Negri e Fausto
Fognini che lo saranno col nuovo anno), che si
raccontano. Oltre a diversi aneddoti, l'albo d'oro
delle 30 edizioni del Superallievo, dell'Impronta
Sportiva e del Mendrisio d'Oro, tutti gli arrivi
(e le partenze) del Giro di Lombardia a Como,
tutte le tappe del Giro d'Italia che hanno coinvolto
il capoluogo di provincia. Molte le interviste
ai diversi professionisti prima e durante il Giro,
il Tour e la Vuelta con fotografie inedite e ben
curate. Il volume, che sarà posto in vendita
a partire dal 1° novembre, ha un costo molto
accessibile e limitato a 25 €.
Il Santuario della Madonna del Ghisallo
Patrona dei ciclisti.
Magreglio (Como).
LA STORIA ANTICA DELLA CHIESETTA.
Il Santuario della Madonna del Ghisallo si trova
a Magreglio, paese all'interno dei due rami del
Lago di Como, nel Triangolo Lariano, a 754 m sul
mare, al culmine della Strada della Vallassina,
che da Milano porta a Erba ed alla punta di Bellagio.
La sua origine non ha una storia scritta, bensì
popolare. La tradizione dice che la Madonna venerata
su quell'altura, da cui trae il nome, doveva essere
una di quelle tante che i nostri buoni antenati
erano soliti mettere ai bordi o al culmine delle
strade, a custodia dei paesi ed a protezione dei
passanti. L'immagine sacra si trovava tra i boschi
della zona certamente fin dai primi tempi dopo
il Mille, quando il luogo era infestato dai briganti,
che vi si rifugiavano per godere indisturbati
del diritto di asilo, essendo posto di confine.
Infatti i due paesi vicini di Civenna e Limonta,
con Campione, sono stati governati in modo indipendente
fin dal secolo IX dagli Abati di S. Ambrogio di
Milano, che vi hanno esercitato i loro poteri
giurisdizionali fino all'anno 1797.
Durante i primi secoli del Governo Abbaziale si
parla della comparsa nella zona di Magreglio di
un certo Conte Ghisallo, che venne minacciato
a morte dai briganti, nei quali disgraziatamente,
cacciando, si era imbattuto. Egli fece ricorso
alla Madonna incontrata sul posto, probabilmente
rifugiandosi nel tempietto già esistente
allora, e la Vergine lo salvò dal pericolo.
Da qui l'immagine sacra prese il nome di "Madonna
del Ghisallo" e fu subito devotamente invocata
sotto questo titolo. Si può pensare che
gli stessi pericoli si siano ripetuti per molti
altri passanti, dando fama a quella Madonna come
protettrice dei viandanti.
La prima notizia scritta sulla località
del Ghisallo arrivata fino a noi è contenuta
in un Documento notarile in lingua latina del
1135 (Milano, Biblioteca Braidense), "Atto
steso tra Civenna e Magreglio in luogo detto Ghisallo".
Ma per stenderlo ci voleva un edificio.
Cosa poteva esserci in quel luogo da lupi? La
prima Cappella della Madonna del Ghisallo? Certo
l'originaria icona fu circondata da un primo tempietto,
che dovette resistere nel tempo. Più tardi,
precisamente nel 1623, fu costruita la Chiesetta
attuale, dopo che era andata "dirotta"
quella precedente. Questa notizia e datazione
certe risultano da un documento ritrovato nell'archivio
della Diocesi di Milano. In seguito, precisamente
nel 1681, fu aggiunto il portico davanti con i
tre archi, che danno alla Chiesetta un'aria di
antichità ed un pregio artistico. L'immagine
venerata ora è una Madonna del Latte, di
cm 60x90. E' una Madonna popolare del 1500, di
mano ignota ma fine ed esperta, quasi certamente
ricostruita su quella precedente andata consunta.
Dapprima affrescata sul muro, è stata riportata
su tela nel 1950. Lassù si può trovare
un angolo di serenità e di pace, fortemente
richiamate dalla natura, tinta di azzurro e dei
verde, dal cielo al lago, cui fa sfondo, come
cattedrale naturale, la montagna della Grigna
(m 2.409).
Negli anni dopo la guerra 1940-45, l'intraprendenza
del del Parroco-Rettore del luogo Don Ermelindo
Viganò (morto poi nel 1985) tanto fece
che riuscì a far proclamare La Madonna
del Ghisallo PATRONA DEI CICLISTI.
Il Papa Pio XII (1939-1958) infatti, alla presentazione
della proposta da parte delle Autorità
Religiose e Sportive, nonché dei Corridori
del Giro d'Italia del 1949, ha eletto e decretato,
con Breve Pontificio del 13 Ottobre 1949, la Beata
Vergine Maria del Ghisallo "Principale Patrona
dei Ciclisti Italiani".
L'anno prima alla stessa data aveva benedetto
ed acceso a Roma una grande Fiaccola di bronzo,
opera dello scultore Carmelo Cappello, portata
e collocata poi dai Campioni di allora all'interno
del Santuario, tutt'ora presente e sempre accesa
a ricordo dei Ciclisti caduti ed a manifestazione
della fede dei vivi.
Da quel momento le pareti della Chiesetta si sono
riempite di cimeli votivi (biciclette e maglie)
dei vari Campioni, delle insegne delle Società
Sportive e delle Federazioni Ciclistiche, che
lassù continuamente si recano, nonchè
le effigi dei Ciclisti e Dirigenti defunti o caduti
tragicamente.
Intorno al Santuario sono stati collocati in seguito
alcuni monumenti del mondo ciclistico. E' del
1960 la stele col busto di Fausto Coppi (morto
il 2 gennaio 1960), "il campionissimo",
devoto del santuario, opera dello scultore-calciatore
Paolo Todeschini.
Di fianco alla Chiesetta si trova il grande Monumento
al Ciclista, opera dello scultore Elio Ponti,
benedetto a Roma dal Papa Paolo VI il 4 luglio
1973 e collocato lassù il 15 seguente.
Nel 1989 è stata collocata la stele col
busto di Don Ermelindo Viganò, opera della
scultrice Rosaria Longoni.
Altri busti di personaggi del Ciclismo sono stati
collocati e poi tolti, ma assieme ad altri ora
attendono di essere esposti in modo definitivo
sul Belvedere del Santuario: sono quelli di Emilio
Colombo, Emilio De Martino, Gianni Rodoni, Alfredo
Binda, ecc.
Ora sta per andare in porto anche il Museo del
Ciclismo di fianco al Santuario, che esporrà
storia, dati e cimeli del mondo del Ciclismo.
Il posto è meta di numerosi pellegrinaggi,
gare sportive e manifestazioni.
Fra queste ricordiamo: la Pasqua del Ciclista
in primavera, la giornata Nazionale della Bicicletta
e la Rosa Internazionale del Ghisallo in ottobre,
la Commemorazione ufficiale dei Defunti in novembre,
ecc. La sacra Immagine è ora venerata anche
dal Ciclismo Internazionale con lo stesso titolo
di Patrona e la Chiesetta è frequentata
da molti stranieri.
Nelle manifestazioni e nella conservazione del
Santuario, il Rettore è affiancato dal
Gruppo Sportivo Ghisallo, fondato nel 1967 e già
guidato dall'infaticabile Virginio Mattiroli.
IL G.S. MADONNA DEL GHISALLO
E
VICINO AL QUARANTESIMO
MAGREGLIO
Presso la casa della Parrocchia, per dare corpo
alla realizzazione della Casa del Ciclista si
trovarono una sera col rettore anche Ettore Viganò,
lavv. Antonio Monti, Aldo Viganò e
ling. Giuseppe Fenaroli che al parroco sportivo
offriva sempre due mani ad ogni occorrenza.
Scopo costituire una vera e propria società
non solo sportiva, che perorasse gli interessi
futuri. Nacque così nel 1967 il G.S. Ghisallo.
Primo presidente il rag. Vittorio Pozzi di Erba.
Incarico brevissimo; durò un mese: 5.06-5.07,1967.
Quel giorno il noto commercialista erbese mancò
allaffetto dei suoi cari. Gli subentrò
a presidente Ettore Viganò. Per festeggiare
il XX° di consacrazione del Santuario
Virginio Mattiroli lanciò lidea
del primo Raid
attraverso Roma-Como-Ghisallo. Lanno
dopo (69) un secondo Como-Madonna del Ghisallo-Viggiano
e nel 70 da Vitoria (Spagna) sino al Ghisallo
attraverso 1961 km. dal
12 al 26.07 il terzo. Nel 71 il direttivo
del G.S. Ghisallo contava a nuovo presidente il
cav. Nando Evolvi, vice Antonio Monti, Virginio
Mattiroli e Patrizio Pina consiglieri Egidio Martinelli,
Giuseppe Maternini, Egidio Facchinetti, Mario
Briccola e Dino Giudici. Il Raid Bari-Santuario
del Ghisallo dall11 al 25.07.71 di 1700
km. con Mendrisio assegnò
il Brevetto dello Stelvio. Seguì il Raid
dei Laghi (1511
km.) nel 72 e la collocazione
del Monumento al Ciclista, benedetto da Paolo
VI° nel 73 durante il Raid Campione
dItalia-Roma-Madonna del Ghisallo col 25°.
Seguì la Staffetta Cicloturistica Madonnna
del Ghisallo-S. Rita da Cascia (17-21.05.77) e
nell81 da questultima località
attraverso Roma-Grosseto-Ghisallo-Innsbruck-Vienna-Czstokowa.
Virginio Mattiroli era presidente già da
un paio danni. Nell85 gli subentrò
Rino Lazzaro Frigerio, poi dall86 presidente
onorario, lasciando incarico a Gino Longoni che
resse il timone sino al 1° settembre 2002.
Negli ultimi quattro anni (2003-2006) il rilancio
del G.S. con presidente attuale il dinamico Renato
Conti.
Giulio Mauri
RUBRICA
PAGINE STORICHE
Si celebrano Cento Anni del Lombardia e di quel successo del Diavolo Rosso che dominò anche la Milano-Erba dopo essere partito con 15 di ritardo. Ecco come aprì lidea delle ripetute. Studiava i punti deboli degli avversari. Fu il primo ad utilizzare non più le gomme piene, ma il tubolare. ECCO LA FIGURA DI GIOVANNI GERBI PRIMO VINCITORE DEL LOMBARDIA
Nato
a Borgo Trincere, in provincia di Asti, il 4 giugno
del 1885 venne definito il Diavolo Rosso, non
solo per via di un maglione di quel colore. Iniziò
a lavorare presto, a 11 anni, presso uno scalpellino,
ma resistette pochi giorni. Così da un sarto,
poi da un salumiere, quindi da un fornaio ed infine
in unimpresa di costruzioni. A 13 anni si
indirizzò ad un meccanico di biciclette e
qui scoprì il suo mondo e quel magnifico
mezzo di locomozione, tanto che in sella ad una
vecchia bici, donatagli dal suo datore di lavoro,
iniziò a percorrere molti chilometri. A 15
anni, coi suoi risparmi e quelli del padre, spese
30 lire e ne comprò una nuova sentendosi
realizzato. Nellestate del 1900
durante una gita a Torino scorse un gruppo di
ciclisti intenti a prepararsi alla partenza di
una corsa. Parlò con loro e si iscrisse subito
alla Torino-Rivoli e ritorno, arrivando sesto.
Pochi giorni dopo eccolo ancora a Torino per partecipare
alla Torino-Trana e ritorno dove
giunge secondo al termine di una tumultuosa
volata. Si allena con assiduità ed al campionato
italiano di resistenza (ad Asti) questo quindicenne
è tra i primi iscritti. Sfoggia un maglione
rosso alla partenza che diventerà il suo
simbolo e nonostante non fosse fra i favoriti
ottiene la prima vittoria. Verso la fine del 1900
comincia a pensare di abbandonare Asti e allinizio
del nuovo anno sedicenne si trasferisce a Milano
lavorando da un fornaio. Nelle ore pomeridiane
è un assiduo di Piazza DArmi dove,
quasi ogni giorno, si disputano brevi gare. Non
ha molto sprint, ma vince con frequenza. Alla
domenica se ne andava in giro per la Lombardia
a cercare le corse. Vinse la Milano-Magenta e
ritorno, la Milano-Varese e la Milano-Pavia poi
declassato per irregolarità. Nel provinciale
alessandrino andò in fuga da solo, ma a 3
km. dallarrivo forò
e venne ripreso. Nella volata concluse secondo.
A fine 1901 sedicenne contò dieci
successi in gare vere. Nel 1902 ancora fra i protagonisti
in Piazza dArmi, a Milano, dove era lidolo.
La Gazzetta dello Sport stava organizzando la
Gran Fondo di 540
km. Milano-Torino e ritorno
e Giovanni fu fra i 71 partenti. A 2
km. dallarrivo si
preparò la volata; ci fu uno sbandamento
e cadde. Vinse Busoni e Gerbi chiuse quinto pedalando
con una gamba sola. Si riprese e vinse con la
Milano-Trecate, la Milano-Alessandria e la Milano-Erba,
pur presentandosi a questultima corsa con
lamico Remondino con 15
di ritardo. I due che non erano stati svegliati
per tempo, nella locanda dove erano ospitati,
non persero tempo e partirono allinseguimento
degli avversari. Recuperarono lintero gap
superando tutti e concludendo primo e secondo.
Nel 1903,
a soli 18 anni, Gerbi diventò
professionista. Pochi mesi prima vinse la Coppa
del Re la più prestigiosa gara dellepoca,
per distacco, sul traguardo di Novara da autentico
dominatore. Pensò solo alle corse, studiando
in dettaglio i percorsi, analizzando difetti e
debolezze di ogni singolo avversario e si esaltò
nella ricerca della perfezione e dellimpresa.
Fu un autentico precursore. Il 19 aprile del 1903
vinse la Milano-Alessandria con uno sprint in
progressione poi il 10 maggio fece sua la Milano-Piacenza-Genova
giungendo tutto solo sulla pista del Bisagno.
Seguirono la Milano-Torino ed il Circuito di Cremona.
Nella Gran Fondo (600
km.) del 23 luglio partì
forte ed a metà gara era già solo al
comando, ma non gestì al meglio le forze,
entrò in crisi, venne superato e si ritirò.
A fine agosto nella Ovada-Acqui-Asti-Novi L.-Ovada
venne battuto allo sprint da Carlevaro. Si accese
intanto la rivalità col conterraneo Cuniolo.
A settembre si correva la sesta edizione della
Corsa del Re ed il Diavolo Rosso compì unaltra
impresa arrivando solo al traguardo di Milano.
Terminata la stagione su strada Gerbi pensò
di esordire su pista e viste le sue carenze in
volata scelse il mezzofondo anziché la velocità.
Lesordio avvenne a fine ottobre, sullanello
del Trotter di Piazza Doria di Milano, in una
Sei Giorni dietro allenatori meccanici, in cui
vinse alla grande. La Francia lo attirò e
nel 1904 (a 19 anni) vi ritornò per disputare
la Bordeaux-Parigi in cui arrivò decimo.
Ma venne poi squalificato con molti altri per
aver fruito di aiuti irregolari. Decise allora
di andare al Tour rinunciando alle corse del calendario
italiano, ma lo concluse alla seconda tappa sul
Col de la Republique quando il gruppo, di cui
faceva parte, venne aggredito dai tifosi del beniamino
locale Faure che era in fuga. Il nemico da colpire
era Maurice Garin, ma confusione ed oscurità
nellignobile attacco alla cieca lo videro
ferito. Si rialzò, provò a proseguire,
ma qualche chilometro dopo fu costretto al ritiro.
Tornò in Italia avvilito oltre che ferito,
ma intenzionato a riscattarsi, invece fu costretto
al ritiro anche nella Gran Fondo. A 19 anni visse
il suo momento più difficile più per
sfortuna che per demeriti. Ma è ancora tanto
popolare ed apprezzato, tanto che lU.V.I.
lo iscrisse al mondiale di mezzofondo del 4 settembre
1904 al Velodromo Crystal Palace di Londra. Durante
la corsa cade e non diede segni di vita. Allospedale
le sue condizioni apparirono subito molto gravi.
Rimase in coma per cinque giorni poi si riprese
grazie alla sua eccezionale tempra fisica che
gli consentì subito un buon recupero. Nella
prima metà del 1905 gareggiò poco, ma
non ottenne risultati. La grinta intatta ed il
desiderio di tornare a vincere gli permisero un
rivoluzionario sistema di allenamento sempre sullo
stesso percorso dove cronometrava i suoi tempi
verificando le differenze ed i miglioramenti.
Poi iniziò ad andare in salita, realizzando
un accenno di quelle che successivamente sarebbero
diventate le ripetute scattando più
volte ad intervalli regolari. Incrementò
il numero dei chilometri percorsi e si preparò
accuratamente per la corsa nazionale del 23 luglio
che vinse dominandola. Nella seconda metà
del 1905 si riaffermò come il nostro miglior
corridore praticando sempre lattività
di stayer e vincendo a Torino ai primi di ottobre
lassoluto professionisti. L8 ottobre
vinse la Coppa dAlessandria sul rivale Cuniolo
staccandolo di 650. La Gazzetta dello
Sport stava organizzando il primo Giro di Lombardia
e Gerbi lo preparò scrupolosamente, tanto
che ogni giorno si recava sul percorso per verificare
la condizione delle strade, ma anche i punti più
difficili (quelli in salita) da superare. Migliorò
anche la sua aerodinamicità sul sellino per
favorire maggior velocità al mezzo dei tratti
in discesa. Per la prima volta provò i tubolari
invece delle gomme piene, ottenendo non pochi
vantaggi. Il 12 novembre la corsa (quasi un mese
dopo rispetto ad oggi) e Gerbi la vinse con 40
di vantaggio su Rossignoli. Dominò ancora
in tantissime gare a testimonianza di questa sua
grande superiorità ed esuberanza fisica di
autentico grande campione. La sua scomparsa avvenne
in Asti il 7 maggio del 1954
a 68 anni, ma già nella
leggenda da alcuni decenni dopo aver vinto tutte
le corse più importanti dellepoca.
Giulio Mauri
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