La
loro è una produzione di qualità che
si indirizza ai cultori della bicicletta: i
cicloamatori agonisti.
CORRIDORI,
MECCANICI E PRODUTTORI ALFIERO E
GIANNI DI LORENZO FRATELLI NEL CICLISMO
MONZA
Sono in pochi a non temere il Pericolo
Cina, vero come è vero che oggi potete
trovare un rampichino anche nei Supermarket
al prezzo stracciano di 50 euro. Ma fra tre-quattro
anni? Siamo andati a trovarli nel capoluogo
della Brianza, che presto diventerà provincia,
dove ci vivono e lavorano dal lontano 1977 producendo...biciclette,
da corsa e su misura per
atleti, squadre e i componenti la loro
formazione di cicloamatori (70 soci) vittoriosa
in molte gare. Alfiero e Gianni Di Lorenzo da
una vita nel mondo delle due ruote a pedali,
prima come atleti: Alfiero circa 150 vittorie,
sino ai dilettanti, Gianni anche nei professionisti,
al fianco di Eddy Merckx, con la maglia della
Molteni (poi anche di Brooklyn, Magniflex e
Zonca), prima di diventare meccanico ufficiale
di Atala, Magniflex, Carrera, Asics, Mapei,
Vini Caldirola e oggi
Liquigas Bianchi. Allangolo dove
termina via Rivolta, due vetrine del negozio,
retrobottega con laboratorio ed una sala espositiva.
Qui oggi tutti i giorni si affacciano direttori
sportivi di squadre dilettantistiche o cicloamatoriali;
vengono a salutarli. Un abitudinario perché
ogni giorno mette il naso dentro Tino Brambilla
pilota di Formula1 in grado, sul circuito di
Monza, di far sorridere anche Enzo Ferrari.
Sul bagnato nessuno poteva reggere
al ritmo di gara di Tino. Ma un conto è
schiacciare su di un solo pedale, ben altro
pigiare su due pedali. Come è nata lidea
di mettervi assieme e costruire bici? Papà
Arturo, come noi, ha gareggiato diversi anni,
anche nei professionisti, dopo aver vinto litaliano
allievi a Livorno ed arrivò al Pedale Monzese.
Quando smise divenne meccanico di Jacques Anquetil
e ci trasmise questa passione non solo del ciclismo
(Alfiero è nato a Catania il 4.02.50 ed
abita oggi ad Arosio nel comasco, Gianni a Monza
il 20.04.58 dove abita ancora) , ma di riuscire
a realizzare delle biciclette. A chi lidea
e quando la decisione di mettervi insieme? Nel
1977 stimolati dal fatto che tutti chiedevano
delle bici su misura nel settore sportivo e
sempre più leggere. Riuscimmo a soddisfare
precisano Alfiero e Gianni - così
bene i clienti che le richieste si allargarono.
Tanto che lanno dopo decidemmo di concretizzare
lidea di una squadra di cicloamatori.
Perché non nel settore agonistico? Sarebbe
stato fuori misura, oltre ali costi,
ci interessavano di più i cultori
della bicicletta sempre in ordine con le ultime
modifiche, che oggi è il nostro settore
di vendita. I telai utilizzati? I
nostri, quelli realizzati da noi, i Di Lorenzo,
perché siamo costruttori e venditori, ma
solo delle nostre bici, non dei commercianti
che vendono anche altri tipi. Il problema
maggiore? Che sono cambiate le componenti
dei telai: chi vuole la forcella al carbonio,
chi lintera bici in carbonio, chi al titanio
od in alluminio e chi pretende il telaio in
lega leggera, anzi superleggero. Ma non perdiamo
di vista la sicurezza dello stesso. Quanto
pesa allincirca? Può variare,
ma questo al carbonio non va oltre i 1.200 grammi,
questaltro, sempre in carbonio, e ci viene
mostrato con una giusta punta di orgoglio,
non va oltre il chilogrammo. Eccolo. Quanti
ne sono prodotti in capo ad un anno? Sino
a qualche anno fa arrivavamo anche a 200 pezzi,
oggi sono 120-130, tutti telai fatti su misura;
poi montiamo il tutto. A quale tipo di
clientela sono indirizzate: giovani, anziani,
cicloamatori, appassionati od agonisti? Non
cè una sfera precisa: a chi fa dellagonismo
principalmente, agli atleti della nostra squadra
di cicloamatori, a coloro che desiderano un
mezzo di buon valore nel giusto rapporto qualità-prezzo.
Le maggiori difficoltà? Soddisfare
coloro che vorrebbero una bicicletta su misura
al prezzo di una bici da Supermercato; non riusciremmo
mai a competere, oggi in modo particolare con
laumento dei costi che cè stato
sugli accessori. Potremmo sì scannarci
a ridurre di molto i costi degli accessori,
ma sarebbe una bici di seconda qualità.
Ecco perché soddisfiamo un particolare
tipo di clientela medio-alta che sa cio
che vuole. Con gli altri produttori sul
mercato, fra i più affermati, come sono
i rapporti? Ottimi perché riguarda
un settore al 60% loro ed il restante, ma solo
per metà nostro. Un 20% circa è dato
dai laboratori che confezionano la bici acquistando
tutti i componenti telai compresi. In parole
povere noi non possiamo fare concorrenza ai
big del settore. Quanti in Lombardia i
produttori? Di grande livello saranno
una dozzina; indichiamo Colnago, De Rosa, Carrera,
Coppi fra le più apprezzate, ma di medio
livello saranno un centinaio. Pensate
che si guadagni di più rivendendo diversi
modelli? Non sappiamo, in quanto la Cicli
Di Lorenzo vende solo i propri. I tipi
più richiesti e venduti? Quelli turistico
amatoriali, perché quelli agonistici oggi
come oggi sono bici date in uso annuale. A fine
stagione vengono ritirate (le società pagano
un noleggio) e sono poi rivendute a prezzo decurtato.
Le prospettive per il futuro? Per la grande
produzione che segue qualità e quantità
sarà sempre più difficile, con lentrata
sul nostro mercato dei cinesi, dopo Taiwan e
Malesia, mentre per noi il problema non ci tocca;
non siamo la grande azienda. Quante ore
dedicate alla produzione? Personalmente
non meno di dieci al giorno (indica Alfiero),
circa 8-9 ore quando sono presente in laboratorio,
libero da impegni con le gare professionistiche
della Liquigas Bianchi, dove sono meccanico.
Alberto? Mio figlio (dice Alfiero), ottenuto
il diploma in ragioneria, ha gareggiato negli
under 23 col Pool Cantù, la Bottoli Artoni
e negli élite lultima stagione nella
Viris Vigevano. Dopo aver fatto un periodo di
fine stagione alla Liquigas nel 2005
a fine 2006
ha firmato per la OTC
Doors NGC e nella prossima stagione 2007 gareggerà
nei professionisti, come riuscì a mio fratello
Gianni.
Giulio Mauri
Introzzi
Prof. Sergio
Nato
a Como il 29 maggio 1952, residente a Vertemate
con Minoprio (CO) in Via Lodovico da Vertemate 15.
Famiglia
di ciclisti, il padre Giuseppe, ottimo dilettante,
vincitore tra laltro di una Coppa Somaini
ha corso a livello professionistico per la DEI,
il fratello Pasquale ottimo dilettante negli anni
60.
Ha
praticato il ciclismo agonistico a livello giovanile
con buoni risultati.
Insegnante
di Ed. Fisica diplomatosi con pieni voti allI.S.E.F.
Cattolica di Milano.
Direttore
sportivo di 3° livello e Docente F.C.I. nei
corsi di 1° - 2° - 3° livello.
Tecnico
nazionale specialista della pista.
Abilitato
alla guida delle moto e dei derny dove partecipa
ai vari circuiti, post grandi giri a tappe in
Italia ed allestero, nonché
al giro delle piste.
Direttore
della scuola regionale di ciclismo a Mozzate.
Metodologo
del centro permanente di avviamento al ciclocross
di Sirone unico in Lombardia.
Ha
lavorato con lincarico di tecnico in vari
velodromi ed è stato responsabile di varie
rappresentative regionali e nazionali.
Responsabile
per anni della compagnia atleti di Milano sino
alla chiusura, ha avuto con sé numerosi atleti
che hanno militato o attualmente gareggiano in
squadre professionistiche.
Ha
operato come D.S. in varie società Italiane
ed estere.
Preparatore
di alcuni professionisti, in attività, e
di alcuni atleti che vestono la maglia azzurra,
in varie categorie, nelle discipline ciclistiche
del Comitato Italiano Paralimpico
Allenatore
nazionale per la disciplina del ciclismo del Comitato
Italiano Paralimpico
Vive
per lo sport, ma non con lo sport.
Tel.
031/887447 casa
338/8589816 cell.
Serintro@tin.it
E-mail
UN
APPELLO ALLA SENSIBILITA'
Riceviamo
e riteniamo estremamente corretto sperando sia
accompagnato questo appello dalla buona sorte:
"Non
è che, tra tutti quelli che conoscete,riuscite
a procurare
una sponsorizzazione ANCHE PICCOLA.
La
squadra sarà composta da 7 atleti che fanno
parte della nazionale Italiana disabili nella
disciplina ciclistica e parteciperanno alla Coppa
Europa, ai Campionati del Mondo ed alle Olimpiadi
in programma a Pechino.
Hanno
tutti storie incredibili ed una volontà che,
se l'avessero i normodotati, raggiungerebbero
risultati inaspettati.
Parteciperemo
altresì ad un centinaio o più di gare
su strada in Italia oltre ad un buon numero di
gare su pista.
Gli
atleti
TRIBOLI
Fabio (Mandello del Lario - Como) medaglia d'argento
alle Olimpiadi di Atene nella prova su strada
ed a cronometro
medaglia
di bronzo
"
"
"
"
nell'inseguimento individuale in pista
medaglia
di bronzo ai recenti Mondiali ad Aigle nella cronometro
su strada 2006 Campione Italiano a cronometro
2006 è stato Campione mondiale medio fondo
ed ha fatto propri innumerevoli Campionati Italiani
AGOSTINI Gianmarco (Castelfranco Veneto- Treviso)
vedi articolo apparso su "la gazzetta dello sport"
8 settembre 2006 vincitore di 12 titoli Italiani
9 su pista e 3 su strada Campione Europeo vincitore
di gare di Coppa del Mondo vincitire di oltre
20 gare su strada nell'anno in corso MESITI Massimino
(Varese) Campione Italiano 2006 su strada ADDESI
Pierpaolo (Torrevecchia Teatina - Chieti) nazionale
strada e pista Campione del Mondo medio fondo
2006 BOZZATO Andrea (Varese) nazionale strada
e pista PUCCETTI Claudio (Lucca) nazionale strada
e pista ROMEO Maurizio (Siracusa) nazionale strada
e pista
Speranzosi
di averVi sulle nostre maglie e sui nostri mezzi,
colgo l'occasione per porgerVi i miei più
sentiti saluti.
Prof.
Sergio Introzzi"
Quando
hai ventanni nulla ti preoccupa, ti senti
un leone e mai e poi mai penseresti che un dolore
alla testa possa nascondere un cancro. La
bici è tutta la mia vita racconta
Gianmarco Agostini trentacinquenne di Castelfranco
Veneto - e nel 1991 avevo già realizzato
molti dei miei sogni sportivi, indossato la maglia
azzurra a
tre Campionati del Mondo, un contratto
pronto per diventare professionista dopo i Giochi
Olimpici di Barcellona ed
una famiglia da incorniciare, fino a quando
un giorno un maledetto mal di testa ha cercato
di cambiarmi la vita. Gianmarco (Ago per
gli amici) si trovava a Garda in ritiro con la
nazionale per preparare le Olimpiadi di Barcellona
quando allimprovviso incominciò a sentire
un forte dolore alla testa, così forte che
non riusciva nemmeno più a salire in bici
era atroce ricorda Ago -
andai a farmi controllare e mi diagnosticarono
una sinusite. Il dolore però non mollava
e qualche giorno dopo andai in ospedale per un
check-up più approfondito e dopo una Tac
scoprirono che avevo una massa tumorale al cervello.
Il vero referto lo comunicarono solo a mio padre
a me dissero che avevo una piccola ciste, e sinceramente
per me è stato molto meglio. Gianmarco
si sottopose ad un primo intervento di unora
ma senza esserne troppo preoccupato, il suo solo
pensiero era tornare ad allenarsi per i Mondiali
e le Olimpiadi. Purtroppo loperazione non
funzionò e da li a breve arrivò lintervento
serio, quello duro. Un operazione tosta,
durò undici ore rammenta lazzurro
mi risvegliai dopo un paio di giorni, in
quel momento per la prima volta ebbi paura di
rimanere paralizzato o qualcosa di simile, attorno
a me cerano solo tubi, maschere e flebo.
Il dottore però mi rassicurò
subito: hai un fisico bestiale ti rimetterai presto.
Appena possibile e dopo aver avuto lautorizzazione
dai medici Gianmarco ha ripreso lallenamento,
prima come riabilitazione e poi con lintento
di tornare a gareggiare. Per me è stata
una esperienza incredibile commenta il
padovano - mi ha fatto capire tante cose ma soprattutto
il vero valore della vita, adesso vedo tutto con
unaltra luce. Gianmarco è risalito
in bici, é tornato a gareggiare, come riserva
del quartetto pista è riuscito ad andare
alle Olimpiadi di Bacellona, è diventato
Campione Italiano pista e sta per affrontare una
grande esperienza tra qualche giorno parteciperò
al mio quarto mondiale dichiara Ago
ma come pilota del tandem, cercherò di portare
alla vittoria Giancarlo Galli, un atleta non vedente
straordinario, ha vinto più Paralimpiadi
lui che tutti gli italiani messi insieme! Sarà
per me una grande esperienza, credo di non essermi
mai allenato così tanto. Ad Aigle CH-
(sede dei Mondiali di Ciclismo paralimpico dall11
al 18 settembre p.v.) vorrei vincere la mia prima
medaglia in tandem e spero di poter entrare nella
rosa di nomi per le Paralimpiadi di Pechino 2008.


Lettera aperta di Gianni Bugno
Le
recenti vicende che riguardano il mondo del calcio
ci chiamano ad una profonda riflessione, affinché
non accada che analoghi problemi si riproducano
nel ciclismo. Mi riferisco, in particolare, all'esigenza
di riservare la giusta attenzione alle norme che
regolano (o forse sarebbe meglio dire non
regolano) la categoria dei cosiddetti procuratori.
Ad oggi, in effetti, siamo in presenza di unassoluta
mancanza di regole, con la conseguente impossibilità
di garantire un adeguato livello professionale
tra chi opera in questo settore.
A
salvaguardia di un ambiente sportivo quale il
ciclismo, che dopo le passate vicissitudini sta
recuperando laffetto (peraltro mai venuto
meno) e la fiducia del pubblico, ritengo opportuna
la creazione, da parte degli organi competenti,
di un Albo Professionale a cui possano essere
iscritti soltanto quanti abbiano titoli e capacità
tali da garantire il corretto espletamento della
funzione di procuratore sportivo. Credo, altresì,
che occorra limitare il numero massimo di atleti
a capo di ciascun procuratore, onde evitare manipolazioni
che potrebbero persino configurarsi nella gestione
indiretta di gare o gruppi sportivi.
Riprendendo
una terminologia in voga nella ricostruzione delle
note vicende calcistiche, si dovrebbe scongiurare
il rischio che società, team manager e direttori
sportivi subiscano qualsivoglia sudditanza
psicologica nei confronti di procuratori
(altrimenti definiti agenti) capaci
di esercitare autentiche imposizioni. Questo scenario,
che nuocerebbe profondamente al movimento del
ciclismo, finirebbe fatalmente con il colpire
i corridori più giovani.
Oggi
più che mai il problema s'impone
in tutta la sua drammaticità, tanto da non
poter più essere rimandato. Non si renderebbe
un servizio al ciclismo ricorrendo alle solite
frasi (Ci stiamo lavorando, E'
stato discusso ma ..., Stiamo valutando
come muoverci...): serve un intervento deciso
e decisivo per il bene del ciclismo. Solo così
impediremo che intorno ad atleti e gruppi sportivi
si muovano figure para-professionali che non possiedono
adeguate conoscenze e, soprattutto, che non rispettano
le più elementari norme deontologiche. Il
nostro mondo è chiamato a lanciare un segnale
forte ed incisivo, nell'alveo
di un responsabile processo di rinnovamento.
Gianni
Bugno